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Quando la connessione si costruisce: momenti che restano nella pelle

Ho una figlia di 10 anni. Un’età in cui, da genitore, inizi a sentire che non sei più il centro del suo mondo e, proprio per questo, i momenti insieme non possono ridursi a regole, organizzazione, cose da fare. C’è bisogno di altro. Di connessione. Di gioco. Di tempo scelto.


Una domenica di novembre io e mia figlia abbiamo deciso di farci un regalo.

Abbiamo partecipato a un laboratorio di cosmesi naturale, in un posto immerso nella natura, con una guida attenta e appassionata. Abbiamo fatto qualcosa di semplice: mescolare ingredienti, scegliere profumi, creare un prodotto, ma la cosa più bella non è stata quella.


È stato il modo in cui siamo state insieme.


Senza fretta.

Senza dover arrivare da qualche parte.

Senza distrazioni.


Abbiamo riso, ci siamo guardate, ci siamo trovate.




Intorno a noi c’erano altre donne, altre bambine, mamme e figlie, ma anche persone venute da sole e, in quel contesto così semplice, si è creata una cosa rara: la presenza.


Quell’esperienza mi è rimasta nella pelle e mi ha fatto pensare a una cosa che sembra banale, ma non lo è affatto: la connessione va attivata.


Non basta esserci.

Non basta voler bene.


Oggi siamo continuamente distratti da telefoni, notifiche, dalle cose da fare.

Spesso deleghiamo, organizziamo, gestiamo… ma fatichiamo a stare.

E allora succede che il genitore connesso – quello che guarda, ascolta, si lascia coinvolgere – rimane sullo sfondo. Non per mancanza d’amore, ma per mancanza di spazio.



Magari ti ascolta, sì, ma intanto stira, cucina, sistema, risponde a un messaggio.

È lì, ma è anche altrove.

E non è una colpa.

È il tempo in cui viviamo.


Solo che l’ascolto, quello vero, ha bisogno di un’altra qualità di presenza.

Di uno spazio in cui ci si possa fermare davvero. Di momenti in cui non stiamo facendo altro. Perché è lì che qualcosa cambia. È lì che ci si incontra.



Quella domenica mi ha ricordato anche un’altra cosa, molto concreta dal punto di vista psicologico: le relazioni hanno bisogno di esperienze condivise per costruirsi e nutrirsi. Non bastano le parole. Servono momenti che lasciano traccia.


E soprattutto, servono esperienze sensoriali, di contatto, di gioco.

Perché è lì che la connessione si attiva davvero.

Nel fare insieme.

Nel toccare, mescolare, annusare, scegliere. Nel ridere senza un motivo preciso.

Il corpo partecipa e quando il corpo partecipa, anche la relazione cambia qualità.


Per questo, durante il laboratorio, ogni prodotto non era solo “un prodotto”.

Era qualcosa che prendeva forma insieme.



Per questo ho scelto di portare questa esperienza al Filo delle Cose.

Non come “laboratorio di cosmesi”, ma come occasione.

Per fermarsi.

Per fare qualcosa insieme.

Per riattivare quel filo sottile che tiene vive le relazioni.


Per creare, sì, ma soprattutto per creare ricordi significativi.

Un piccolo oggetto concreto diventa anche memoria. Un ancoraggio.

Perché la mente funziona così:ricorda attraverso le emozioni, i gesti, i sensi.

E quando un’esperienza è condivisa, quel ricordo diventa ancora più potente.

Tiene insieme.


🌿Domenica 10 maggio ospiteremo questo workshop al Filo delle Cose.



Se senti che è qualcosa di cui hai bisogno, ti aspettiamo!


Mi auguro di averti fra noi,

A presto


Claudia

Dott.ssa. Claudia Battistoni  -  Psicologa Clinica (Albo degli Psicologi della Regione Marche  - sez.A  posizione n. 3329) - Sede Legale: San Benedetto del Tronto (AP) 

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