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Scegliere ci aiuta a vivere meglio

di Claudia Battistoni


Aria di primavera, aria di scelte scolastiche, lavorative e grandi cambiamenti in corso.

Stavo immaginando un articolo sul tema delle scelte, quelle che vorremmo fare e non facciamo mai, e che rimangono in quel limbo infinito fatto di forse e semmai, e oggi, l'ultimo colloquio con un mio paziente costantemente indeciso, mi ha dato il La per iniziare.

Perché costantemente nella vita ci viene richiesto di operare delle scelte, in qualsiasi area di vita, in qualsiasi momento. Come quando prima di un viaggio dobbiamo decidere cosa portare con noi, e cosa lasciare a casa.



Perché in valigia non c’entra tutto, e dobbiamo scegliere: Cosa voglio indossare una volta arrivata? Che cosa è necessario che io abbia con me? A cosa non voglio assolutamente rinunciare?”

Faccio questa stessa domanda alla fine di tutti i miei corsi, e c’è sempre quello che dice

“io mi porto tutto”, oppure chi conclude con “no, io non lascio niente!”.

Ebbene, non è possibile lasciare niente. Lasciatevelo dire.


Se ci riempiamo la vita di cose, di persone, di idee, di progetti, senza mai operare delle scelte nitide, alla fine diventiamo sature. E quando siamo sature, il sistema, perché noi siamo un sistema, fatto di corpo, mente e relazioni, prima o poi trova il modo di scaricare la pressione. Nel bene o nel male.



L'effetto Big Ben

La prima possibilità è quella che chiamo l'effetto Big Ben: arriviamo all'esaurimento fisico e psicologico, e poi esplodiamo, distruggendo tutto quello che ci circonda, inclusi noi stesse.

Vi è mai capitato?


Pensate alle diete fai-da-te che a noi donne piacciono tanto: ci aiutano a smaltire i chili in eccesso in poche settimane, ci inducono a lasciare la presa una volta visti i primi risultati, per poi tornare a commettere subito dopo gli stessi errori di prima, lasciandoci con la frustrazione di un impegno senza seguito e i chili ripresi, con gli interessi.


O le crisi del pre-ciclo. Davvero pensate che in quella fase le donne diventino tutte pazze? No. In quel momento, tutto ciò che abbiamo accettato in nome della brava bambina che è in noi vuole uscire. Esplodendo. Nella stessa misura in cui è stato soppresso.


Potremmo fare altri mille esempi: mamme sature, coppie sature, pensieri saturi che non ci permettono di vivere la vita che desideriamo. Il punto è sempre lo stesso, quando non scegliamo, sceglie il corpo al posto nostro. E di solito lo fa nel modo meno gentile possibile.



Lo psico-riordino

La seconda possibilità (quella che preferisco, e che propongo spesso nel mio lavoro) è quella che chiamo lo psicoriordino: imparare l'arte di operare scelte autentiche che ci permettano di fare spazio, alleggerendoci da quella pesantezza che rischia di affondare la nostra nave.

Ma attenzione: dopo tanti anni a osservare guru di turno che promettono con un click di rivoluzionare la propria esistenza, sono arrivata a una conclusione ferma.


Le strategie da sole non bastano.


Perché le strategie agiscono sul comportamento. Ma il peso che sentiamo spesso ha radici più profonde, nelle storie che ci siamo raccontate per anni, nei messaggi ricevuti in famiglia, nei ruoli che abbiamo imparato a ricoprire. E quelle radici non si spostano con una lista di cose da fare.


La tua mente come un armadio

Visto il periodo, ho deciso di parlarvi di questo tema usando la metafora dell'armadio.

Immagina il tuo animo come un armadio, e i tuoi atteggiamenti, credenze, abitudini come i vestiti, le cinture, le coperte che contiene. Puoi disegnarlo, costruirlo, progettarlo. Più lo renderai reale nella tua immaginazione, più sarà utile.


Ora prova a tirare tutto fuori. E immagina di avere a disposizione tre secchi enormi: uno per le cose da buttare, uno per quelle da risistemare e riadattare al presente, uno per le cose da tenere e da decidere dove mettere.


Ci sono vestiti che ci sono stati regalati e non ci hanno mai rappresentato. Abiti che "un giorno, quando ci sarà l'occasione". Scarpe che "non si sa mai, magari ci entro di nuovo".


Cose nascoste in fondo ai cassetti che non sappiamo bene come siano finite lì. Eppure ci sono, e occupano spazio prezioso. La nostra mente funziona esattamente così.


Vive di cose che ci fanno sentire meravigliose, abiti che profumano di ricordi emozionanti, ma anche di scarpe vecchie, regali non apprezzati e mai buttati "perché non si fa", abiti che forse un giorno metteremo.


Sono i nostri "devo essere sempre all'altezza, non posso abbassare la guardia, non devo fidarmi degli altri, devo dare il meglio di me, devo essere una brava bambina, non devo mai disubbidire".



In psicologia li chiamiamo introietti: tutto ciò che abbiamo ingurgitato fin da bambine senza poterlo davvero scegliere: tendenze, convinzioni, abitudini, valori, assimilato in modo grezzo e diventato struttura.


Ci hanno dato una base per muoverci nel mondo, certo. Ma possono diventare disfunzionali quando ci allontanano dal contatto autentico con noi stesse, con gli altri, con quello che vogliamo davvero.


In ottica sistemica, questi introietti spesso non sono solo nostri: li abbiamo ereditati.

Vengono dalla famiglia d'origine, dai modelli relazionali che abbiamo osservato, dalle storie tramandate di generazione in generazione.


Fare pulizia nell'armadio significa anche chiedersi: questo vestito è davvero mio, o lo indosso perché qualcun altro me lo ha messo addosso?


Il rischio, quando non lo facciamo, è l'esplosione. Oppure il contrario: il congelamento. Restare ferme, incapaci di scegliere, perché scegliere significa rinunciare — e rinunciare fa paura.


Ognuna di noi ha il suo armadio da riordinare. Non esiste una ricetta uguale per tutte. Ma esiste uno spazio in cui farlo, con il tempo e la cura che merita.


Se senti che il tuo armadio è pieno e non sai da dove cominciare, sono qui. Puoi contattarmi al 349 162 5994 per un primo colloquio anche online.


Ti abbraccio,

Claudia



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Dott.ssa. Claudia Battistoni  -  Psicologa Clinica (Albo degli Psicologi della Regione Marche  - sez.A  posizione n. 3329) - Sede Legale: San Benedetto del Tronto (AP) 

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