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Come nascono i conflitti: una storia di leoni, rinoceronti e relazioni umane

di Claudia Battistoni


Molti anni fa, in una foresta ai piedi di una collina, vivevano due animali cresciuti insieme: un leone e un rinoceronte. Le loro madri erano state grandi amiche e, prima di morire, avevano chiesto loro una sola cosa: continuare a vivere in armonia.


Per molto tempo le cose andarono così, finchè un giorno i due iniziarono a osservarsi con sospetto: Il leone vedeva il rinoceronte affilare il corno e pensava: si sta preparando ad attaccarmi. Il rinoceronte allo stesso tempo vedeva il leone allenarsi e pensava: si sta preparando ad attaccarmi.


Giorno dopo giorno il sospetto crebbe.

Finché un giorno si lanciarono uno contro l’altro.


Quando il sospetto prende il posto dell’ascolto

Le grandi guerre raramente iniziano con un attacco. Spesso iniziano con un sospetto.


Il conflitto è un aspetto inevitabile della vita. In ogni relazione, prima o poi, arriva un momento in cui i punti di vista non coincidono più, i bisogni non si incontrano e due persone iniziano a guardare la stessa situazione da prospettive diverse. Il conflitto


Eppure ciò che trasforma una differenza in uno scontro non è quasi mai il fatto in sé, ma il significato che gli attribuiamo.


Uno sguardo interpretato come disprezzo.

Un silenzio vissuto come indifferenza.

Una parola ascoltata come un attacco.


Così, proprio come nella storia del leone e del rinoceronte, iniziamo a prepararci alla difesa prima ancora che l’altro abbia davvero attaccato.


Non sono i conflitti a distruggere le relazioni

Nella ricerca sulle relazioni di coppia, lo psicologo John Gottman ha osservato per anni migliaia di coppie arrivando a una conclusione interessante: non sono i conflitti a distruggere le relazioni. Le coppie felici litigano. Anche spesso.

La differenza sta nel modo in cui il conflitto viene attraversato.


Quando il conflitto diventa un terreno di attacco, dove l’obiettivo è dimostrare di avere ragione o difendersi dall’altro, la relazione si irrigidisce e si riempie di sospetto.


Quando invece il conflitto diventa uno spazio in cui due persone riescono, anche con fatica, a restare in contatto con ciò che provano e con ciò che l’altro prova, allora può trasformarsi in qualcosa di diverso.



Il conflitto come possibilità

Un conflitto può diventare molte cose. Può diventare uno spazio di comprensione reciproca.

Può portare a una maggiore consapevolezza di sé, aprire la possibilità di negoziare nuovi equilibri nella relazione. Perché ogni relazione viva attraversa anche momenti in cui ciò che era implicito viene finalmente detto.


Quando due persone entrano davvero in contatto con ciò che provano, il conflitto smette di essere soltanto uno scontro e diventa anche un momento di verità.


Aspettative non espresse, bisogni rimasti in silenzio, paure che non avevano ancora trovato parole. Non è sempre un passaggio facile. A volte è disordinato, a volte doloroso. Ma è proprio in questi momenti che una relazione può cambiare forma, crescere, trovare nuovi modi di stare insieme.


Il conflitto, quando non diventa guerra, può essere anche questo: un luogo in cui due persone provano, con fatica, a capirsi un po’ di più.


Le guerre che costruiamo nella nostra testa

Il problema infatti non è il conflitto. Il problema è quando smettiamo di parlare con l’altro e iniziamo a parlare di lui nella nostra testa. Un po’ come il leone e il rinoceronte.


Alla fine non combattevano davvero l’uno contro l’altro.

Combattevano le paure che avevano costruito l’uno dell’altro.


Come scrive lo psicologo Marshall Rosenberg:

“Le interpretazioni degli altri sono spesso la causa principale della nostra sofferenza.”

E forse, prima di prepararci a combattere, varrebbe la pena fare una cosa molto più semplice.


Chiedere.

Ascoltare.

Restare, ancora un momento, nella relazione.


A presto,

Claudia

Dott.ssa. Claudia Battistoni  -  Psicologa Clinica (Albo degli Psicologi della Regione Marche  - sez.A  posizione n. 3329) - Sede Legale: San Benedetto del Tronto (AP) 

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