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Acqua e rosmarino: i rimedi di nonna Emma

di Claudia Battistoni


Emma l'ho conosciuta nel 2019 ad Acquasanta Terme, un piccolo e magico borgo di una bellezza sorprendente, incastonato tra i Monti della Laga e i Monti Sibillini, che regala agli occhi uno spettacolo di puro incanto e che il terremoto ha devastato in uno dei suoi folli gesti.



Emma ha più di ottant'anni. E' piccolina, parla in dialetto e ha gli occhi che sorridono.

E' uno di quegli incontri che difficilmente dimentichi.


"Claudia vié qui! Guarda se so' fatte bé"

Mi chiede, e poi mi porge un foglio scritto in corsivo. E mentre lo fa continua:


"Claudia la casa mia era fatta de pietra e le pietre cadevano sul letto. Adesso non c'è più. Te sei svegliata mai con le pietre sul letto?"

Le mani piccoline, i capelli scuri, quando si vergogna piega la testa in avanti e socchiude gli occhi sorridendo. C'è un sapere antico e prezioso nelle sue gestualità.



Emma, forse da sempre ma non lo ricorda, la sera fa una cosa:


Prende l'acqua e la mette a bollire.

Poi ci mette il rosmarino, lo fa riposare e lo beve prima di andare a dormire.

"E non so chi me l’ha insegnato, ma lo so" - ha detto un giorno di maggio.


Ci sono sere in cui i pensieri non vogliono saperne di fermarsi.

Sere in cui il corpo è stanco ma la mente continua a girare, a tornare sulle stesse parole, sugli stessi volti, sugli stessi rimpianti. Sere in cui senti che qualcosa pesa, ma non riesci a dire esattamente cos'è. In cui le persone lontane sembrano ancora più lontane, e quelle vicine sembrano stranieri. In cui ti senti dentro una bolla, ovattata, distante da te stessa.


Lo conosco bene, questo posto. Lo riconosco anche negli occhi di chi entra nel mio studio.

Nella psicoterapia della gestalt viene definito "un momento di interruzione del contatto", ovvero quella sensazione di non riuscire ad essere davvero presenti, né a sé stessi né agli altri. Il sistema nervoso è in allerta, il corpo è contratto, e la mente non trova il punto di atterraggio.




Il rituale come cura

Emma non ha studiato psicologia. Ma sa una cosa che molti di noi faticano ad imparare: che certi gesti, ripetuti con cura, hanno il potere di riportarci a noi stessi.


Accendere il fuoco. Aspettare che l'acqua bolla. Aggiungere il rosmarino.

Aspettare ancora. Filtrare. Bere lentamente.


Non è solo un infuso. È un rituale.

Ed è proprio questo, la sequenza, la lentezza, la presenza richiesta, che lo rende terapeutico ben oltre le sue proprietà fitoterapiche, per quanto reali e documentate.


Ammetto di avere una vera e propria passione per i rituali, che vedo come una modalità fondamentale per tornare al qui e ora. Ogni gesto chiede attenzione: il rumore dell'acqua, il profumo che si spande nell'aria, il caldo della tazza tra le mani.


Il corpo durante un rituale smette di anticipare il futuro o ruminare il passato e torna, anche solo per qualche minuto, nel momento presente.


In ottica sistemica inoltre, il rituale ha un'altra funzione: segna un confine tra il tempo del fare e il tempo dell'essere. Dice al sistema, alla mente, al corpo, alle relazioni intorno a te, che la giornata è finita. Che adesso c'è spazio per qualcosa di diverso.



Cosa fa il rosmarino, davvero

Il rosmarino non è solo un'erba da cucina. È una delle piante più studiate per i suoi effetti sul sistema nervoso: riduce i marcatori dello stress, supporta il sistema immunitario, ha proprietà antinfiammatorie. Ma soprattutto, agisce sull'umore e sulla qualità del sonno.


L'aroma del rosmarino stimola il sistema limbico, quella parte del cervello che governa le emozioni e la memoria. Non a caso molte culture lo associano al ricordo, alla protezione, alla cura delle persone che amiamo. Emma non lo sapeva in questi termini. Ma lo sapeva.


Come farlo, come lo fa Emma

Non serve molto. Serve solo un po' di lentezza.


  1. Raccogli le foglie di rosmarino fresco — se puoi, da una pianta che conosci. Assicurati che siano fresche e di buona qualità.

  2. Lavale accuratamente sotto acqua corrente, con calma. Già questo è un gesto di cura.

  3. Porta l'acqua a ebollizione in una pentola o un bollitore.

  4. Spegni il fuoco e aggiungi il rosmarino — la quantità dipende da quanto intenso vuoi l'aroma. Lasciati guidare dal naso.

  5. Copri e lascia riposare per 10-15 minuti. Questo è il momento in cui le proprietà del rosmarino si diffondono nell'acqua. E in cui tu puoi iniziare a rallentare.

  6. Filtra e versa in una tazza. Se vuoi, aggiungi un filo di miele.


Poi siediti. Tieni la tazza tra le mani. Senti il calore. Annusa. Bevi lentamente.

C'è qualcosa di profondamente terapeutico nel gesto semplice nel tornare alle cose piccole, concrete, sensoriali, proprio quando il mondo sembra troppo rumoroso e troppo grande.


Emma lo sapeva. Lo sapevano le sue madri, e le madri delle sue madri.

E adesso lo sai anche tu.


Se senti che la stanchezza che porti è più profonda di una serata difficile, e vorresti uno spazio per parlarne, sono qui. Puoi contattarmi al 349 162 5994 per un primo colloquio.


Un abbraccio e buon relax,

Claudia 🌿

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Dott.ssa. Claudia Battistoni  -  Psicologa Clinica (Albo degli Psicologi della Regione Marche  - sez.A  posizione n. 3329) - Sede Legale: San Benedetto del Tronto (AP) 

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